JOBEL società cooperativa sociale

Lo “JOBEL” è il corno dell’ariete che veniva suonato in occasione dell’apertura dell’Anno di Grazia,
il GIUBILEO appunto.
… per noi è subito diventato un programma di vita.

31/01/08

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La Comunità Papa Giovanni XXIII

La "Comunità Papa Giovanni XXIII" fondata da don Oreste Benzi di Rimini, da oltre trent'anni vive come "un'unica famiglia spirituale composta da persone di diversa età e stato di vita che Intendono seguire Cristo povero, servo e sofferente, impegnandosi a contribuire alla realizzazione del Regno di Dio, condividendo direttamente la vita degli ultimi, mettendo la propria vita con la loro vita, facendosi carico della loro situazione, mettendo la propria spalla sotto la loro croce.
L’amore ai fratelli poveri deve spingersi fino a cercare di togliere le cause che provocano il bisogno e quindi porta la Comunità ad impegnarsi seriamente nel sociale, con un’azione nonviolenta, per un mondo più giusto, divenendo voce di chi non ha voce.

articolo della rivista "SEMPRE" di aprile '07

La sfida di Jobel
di Nicoletta Pasqualini

Puglia: fondano una cooperativa sociale per combattere sfruttamento e lavoro nero.
In un contesto di sfiducia e rassegnazione, diventano imprenditori per dare lavoro nella legalità.

Ha perso il lavoro a 40 anni perché cardiopatico: una rogna in più per la ditta e lo Stato non riconosce la sua invalidità. Come reinventarsi un lavoro a questa età, con una famiglia da mantere? Ultima spiaggia: un lavoro in nero o sottopagato.
In Puglia, e così in altre aree del mezzogiorno dove il lavoro è merce rara, storie come questa sono all’ordine del giorno. Due persone su tre nel Centro Nord hanno un’occupazione, neanche una su due nel Mezzogiorno. La gente ha ripreso ad emigrare al Nord e la Puglia è al terzo posto dopo la Campania e la Sicilia per numero di emigranti. È quanto emerge dal rapporto Check up Mezzogiorno della Confindustria, edizione febbraio 2007.
Nel “tacco” d’Italia la gente stenta a trovare lo slancio per rischiare con nuove imprese, e il poco lavoro che c’è spesso è precario o in nero.

È in questo quadro che parole come lavoro e legalità assumono un significato di sfida, che i protagonisti di una nuova realtà lavorativa sociale, Jobel, una delle poche esistenti in Puglia, hanno deciso di lanciare.
L’idea è quella di creare opportunità di lavoro in un territorio dove la disoccupazione e la cassa integrazione hanno un’alta percentuale e a farne le spese sono soprattutto i soggetti più deboli. «Vogliamo troncare con quello stile di fare imprenditoria diffuso in questo territorio – spiega il presidente della cooperativa, Sebastiano Leo – secondo cui l’imprenditore è il padrone, che può decidere senza tenere conto della persona. Così spesso si cade nel lavoro nero e sottopagato. Con la cooperativa vogliamo testimoniare invece che si può stare nel mercato onestamente». Una scommessa, quella di battere il chiodo della legalità, che va contro l’opinione diffusa tra gli italiani secondo cui, riferisce il Rapporto Eurispes 2007, «è tramontata un’idea condivisa di legalità».

Non a caso per questa realtà lavorativa è stato scelto il nome Jobel, quello strumento simile ad una lunga tromba che annunciava l’apertura dell’anno giubilare.
«Jobel era uno strumento e anche noi vogliamo esserlo, ma di giustizia». A parlare è Pietro Strada, che ha fatto muovere i primi passi della cooperativa a Bari nel 2005. Strada nasce come restauratore di beni artistici. Ha lavorato a lungo in Umbria e dalle sue mani sono passati capolavori di Giotto e Cimabue. In quella terra ha conosciuto ragazzi in difficoltà che vivevano nella casa famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII vicino ad Assisi e proprio con loro è maturato il «desiderio di far nascere una cooperativa al Sud – racconta –. Jobel nasce in un periodo in cui molti chiudono le loro attività. Sono tempi difficili anche per noi ma vediamo che una realtà lavorativa che ha fatto una scelta sociale influisce sulla gente positivamente. Già l’essere nati e crescere nella legalità è un atto di coraggio».

La cooperativa si muove nel vasto mondo del bisogno sociale, spesso trasformato in business in una terra dove il lavoro scarseggia. «Offriamo un’opportunità a soggetti – continua Strada – che non riuscirebbero ad inserirsi nel mondo lavorativo. E una persona esclusa dal mondo del lavoro è esclusa anche dal mondo sociale». C’è posto per chi vive una situazione di handicap e per chi ha conosciuto la dura esperienza del carcere. Ma esiste anche un disagio “non riconosciuto”, che prolifera in un territorio dove la speranza di un futuro appare grigia. «Ci troviamo ad avere rapporti con persone che non rientrano nelle catagorie svantaggiate riconosciute dalla legge – continua Pietro Strada – ma che si trovano comunque in grave difficoltà, come chi, a causa di una malattia, viene espulso dal mercato del lavoro e poi non riesce a rientrarvi. Ci sono poi i ragazzi che appartengono a famiglie che vivono in quartieri periferici della città, ad alto rischio di delinquenza».
Il tutto senza venir meno all’esigenza di produrre lavori di qualità, come quelli che escono dai nostri laboratori. Ma senza montarsi la testa: «La politica che abbiamo attuato è quella dei piccoli passi».

E il secondo passo della cooperativa Jobel è stato quello di aprire i battenti anche a Copertino, un comune di circa 28.000 abitanti a sud ovest della Puglia. Coordinatore dell’attività è lo stesso presidente, Sebastiano Leo, che è anche responsabile della Comunità Papa Giovanni XXIII in Puglia. Leo descrive un territorio dall’economia bloccata, con una zona industriale senza servizi. «C’è paura di investire a causa della malavita e in queste condizioni molti padri di famiglia emigrano. Non c’è una presenza significativa delle istituzioni pubbliche». Dichiarazioni forti se si pensa che a parlare è un ex poliziotto, che ha lasciato la divisa per condividere la vita con i poveri e lottare contro le ingiustizie.
«La nostra realtà lavorativa è piccola. Ma attraverso questa scelta vogliamo infondere speranza agli altri. Far capire che nonostante sia difficile è possibile scegliere come atto di giustizia di inserire proprio chi è scartato dal mondo del lavoro, dando una giusta paga». L’attività lavorativa qui è orientata a piccoli interventi di edilizia e di falegnameria.
La convinzione di fondo è che nella gente ci sia la voglia di cambiare qualcosa. «C’è bisogno che qualcuno inizi – spiega Leo – infondendo speranza per far venire fuori il bene che c’è».
I nostri imprenditori la sfida l’hanno gettata. Ora speriamo che qualcuno abbia il coraggio e l’onestà di raccoglierla.

Già l’essere nati è un’impresa
Si evadono le tasse? Colpa dello Stato con le sue leggi strozzine, si sente dire. Oggi avviare un’impresa, almeno al Sud, è una “bella impresa”. Già ci sono un sacco di paletti fiscali, figuriamoci se si rispettano in una zona dove il lavoro è un lusso.
Sebastiano e Pietro la pensano in un altro modo. In un ambiente dove chi è più “furbo” sopravvive, hanno deciso di inventarsi un lavoro e per di più senza evadere neanche un centesimo. E la cosa sembra apprezzata dalla gente. «Facciamo la ricevuta anche per poco, anche se la gente non lo vuole perché spera di pagare meno. Poi, però, capiscono e ritornano, magari con una commessa di lavoro più consistente».
La gente è sensibile alle belle cose e la cooperativa Jobel è una bella cosa in un momento di sfiducia come questo. Il lavoro, poi, si trasforma in chance per persone che sono state messe da parte o addirittura ritenute inidonee. Chi viene a contatto con questa realtà impara un mestiere, acquisisce un’abilità. Il lavoro offerto dalla cooperativa è tra l’altro molto creativo. Nella sede di Bari, con Pietro Strada, si punta sull’artistico: restauro del legno e oggetti d’arte, e creazione di oggettistica, bomboniere e di complementi di arredo. La sede di Copertino, con Sebastiano Leo, è specializzata nella realizzazione di infissi in legno, falegnameria ed in lavori di piccola edilizia creando soluzioni ad hoc. (n.p.)

Contro il business sociale
In Puglia le coperative sociali sono ancora una piccola realtà. Secondo alcuni dati della Federsolidarietà Puglia, aderente alla Confcooperative Puglia, le cooperative sociali nella Regione sono 203. Ma solo 43 hanno come obiettivo l’inserimento lavorativo, tutte le altre operano nei servizi sociali, che sono altra cosa. «Le cooperative sociali che mirano veramente all’inserimento lavorativo sono poche. O esistono per coprire delle magagne finanziarie. Le uniche dove sono inserite persone svantaggiate sono quelle nel settore delle pulizie, perché conviene» dichiara Pietro Strada. Del resto aiutare chi è nel disagio si è trasformato in business, in fonte di guadagno, sottolinea Sebastiano Leo: «Molti istituti si trasformano in case famiglia che di familiare hanno ben poco, perché è un’attività imprenditorale. È un modo per mangiare». (n.p.)